Presentato questo pomeriggio (15/06/2020) in diretta Facebook sulla pagina di VITA l’instant book “Per un nuovo welfare. Le proposte della società civile”, scaricabile gratuitamente dal nostro sito. Qui in anteprima la postfazione firmata dal professor Luigino Bruni: “Il welfare che qui si disegna è molto diverso da quello attuale perché personalizzandosi dentro ai legami comunitari tende a mettere al centro le relazioni prima delle prestazioni, le vocazioni di ognuno prima che le strutture rigide in cui abbiamo incasellato il disagio degli uomini e delle donne”

Nel mezzo della pandemia, in una piazza San Pietro straordinariamente spopolata e spogliata dal virus, Papa Francesco ha presentato questo periodo duro degli uomini, questo kronos, come una tormenta che ha investito tutte le donne e gli uomini del mondo. Una tormenta terribile, acque infuriate in cui, ha detto il pontefice, “nessuno si salva da solo”. Il senso dell’appello per la Ricostruzione di un Welfare a misura di tutte le persone e i territori appare come un genuino tentativo di donne e uomini che provano a costruire un’arca per affrontare la tempesta. Un’arca in cui provare a mettere in salvo gli ultimi ed i più fragili. Entrano in questa arca i detenuti, gli anziani, i disabili, le persone disoccupate, i giovani disorientati, le donne violate, i giocatori patologici, i bambini allontanati dalle scuole, le madri, i padri, i figli, ma anche le terre abbandonate e violentate, i fabbricanti di pace, gli economisti, i medici, gli infermieri, tutti gli operatori del welfare.

Cosa c’è di nuovo in questa alleanza? Il tentativo di rispondere ad una chiamata inedita della storia e la speranza che le separazioni e le disuguaglianze del “mondo di prima” siano travolte, almeno in parte, dalla tormenta. Nei 7 position paper la società civile prova a tracciare nuove forme della coesione sociale e dell’ecologia integrale: cambiare i territori a partire dagli ultimi, non per gli ultimi, ma a partire dalla loro straordinaria spinta al cambiamento.

Il welfare che qui si disegna è molto diverso da quello attuale perché personalizzandosi dentro ai legami comunitari tende a mettere al centro le relazioni prima delle prestazioni, le vocazioni di ognuno prima che le strutture rigide in cui abbiamo incasellato il disagio degli uomini e delle donne.

Sono i detenuti nella loro profonda esigenza di ritornare alla libertà ed alla socialità che cambiano e migliorano i sistemi penali sono le persone con disabilità e le loro famiglie a umanizzare l’economia, rendendola inclusiva , sono le comunità ai margini che disegnano nuovi orizzonti per la green economy, nel loro sogno di continuare a vivere nelle terre disabitate. È nelle pratiche di accoglienza diffusa dei comuni lo spirito buono dell’Italia che apre a nuovi futuri di pace e di progresso. In questo appello tante piccole arche si sono unite nella speranza di poter cogliere un nuovo kairos, un tempo favorevole al cambiamento. Non una semplice manovra finanziaria, ma una conversione possibile, dove non è il denaro a guidare la ripresa, ma il capitale sociale.

Estratto da Vita.it

Di: Luigino Bruni