UN PROGETTO SPECIFICO DI COSTRUZIONE DELLA PACE E DI ASSISTENZA
UMANITARIA IN UCRAINA, AVVIATO IN ITALIA DALLA RETE
“PER UN NUOVO WELFARE”
INSIEME AD ALTRE 35 ORGANIZZAZIONI.
LA NOSTRA IDEA PRINCIPALE È QUELLA DI PRESERVARE IL POTERE TRASFORMATIVO
DELLA NONVIOLENZA ATTIVA ALL’INTERNO DELLO SCENARIO DI CONFLITTO, CON

UNA MOBILITAZIONE DI MASSA
DI MIGLIAIA DI CIVILI EUROPEI IN UCRAINA

PRENOTA L’ALBERGO A CRACOVIA
SE SEI GIÁ ISCRITTO E VUOI CONFERMARE IL PERNOTTO A CRACOVIA,
INVIA UNA MAIL A presidente@consorziosaledellaterra.it
DOPO DIVERSI INCONTRI E COLLOQUI ANCHE CON LE ASSOCIAZIONI DELLA SOCIETÀ CIVILE
UCRAINA, ABBIAMO FISSATO LA DATA A KIEV PER LA TARDA MATTINATA DELL’ 11 LUGLIO.
LE MODALITÁ ORGANIZZATIVE SARANNO COMUNICATE AL PIÙ PRESTO AGLI ISCRITTI.

L’INIZIATIVA SARÀ REALIZZATA SOLO A CONDIZIONE DI RAGGIUNGERE
ALMENO 5.000 PARTECIPANTI

CHIUNQUE VOGLIA PORTARE LA PROPRIA PRESENZA IN SOLIDARIETÀ CON IL POPOLO UCRAINO E ALLO STESSO TEMPO RIVENDICARE UN’EUROPA CHE ESCA PIÙ UNITA E MATURA DA QUESTA ESPERIENZA DISASTROSA E CATASTROFICA È INVITATO A REGISTRARSI QUI DI SEGUITO

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english below

ISCRIVITI ADESSO COMPILANDO IL MODULO!

Inviando il modulo di iscrizione sei consapevole che si tratta di un’azione Nonviolenta finalizzata ad organizzare evacuazioni in territori ucraini che sono scenari di guerra attiva;
esoneri gli organizzatori del Movimento da ogni responsabilità per danni materiali ed immateriali che possono riguardare la tua persona relativamente alla partecipazione all’Azione Nonviolenta;
dichiari di essere nelle tue piene facoltà di intendere e di volere;
dichiari di non essere in alcuna condizione di limitazione della libertà personale in esecuzione di una pena su territorio europeo; accetti l’informativa privacy; sei consapevole che in nessun caso lo stato italiano o l’UE dovranno essere coinvolti per agire come difesa militare in risposta ad aggressioni che potranno esserci contro i partecipanti alle azioni nonviolente nel corso del Movimento.

 

La marcia è fissata per l’11 luglio 2022.
Inviando il form ti dichiari disponibile per quella data.
I dettagli per i trasporti dalla Polonia verso l’Ucraina verranno comunicati più avanti.

Modulo di iscrizione
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Andiamo a Kiev perché abbiamo deciso di non acconsentire alla guerra come evento e come pensiero totalitario che, come un veleno, conquista teste a cuori. La guerra alimenta lo schema binario amico-nemico, buono-cattivo, armi-non armi e man mano disegna un mondo senza possibilità di intesa. Abbiamo deciso di uscire da questo schema e da questa logica alla ricerca di pensieri e di relazioni in cui l’intesa sia almeno augurabile.
L’Ucraina non è il palcoscenico né dei nostri ragionamenti né dei nostri sentimenti. Non andiamo in Ucraina per dire che siamo buoni e pacifici. Andiamo per essere accanto agli ucraini aggrediti e martirizzati da tante, troppe, settimane. Siamo lì per abbracciarli e condividere il loro dolore.
La nostra azione non arriva dall’alto ma è preparata, condivisa, discussa con la società civile ucraina, con le sue organizzazioni e istituzioni. Siamo con loro e accanto a loro per chiedere il silenzio delle armi e il ritiro dell’aggressore e per offrire una mano concreta ai più fragili e ai minori.
4 La nostra azione è anche ispirata, e condivisa, dalle tantissime organizzazioni impegnate in Italia e in tutta Europa, a partire da quelle nei Paesi confinanti, che da oltre 100 giorni accolgono e aiutano i profughi ucraini e gli sfollati interni: milioni e milioni di persone, donne, bambini, anziani. La nostra azione non si sostituisce alla loro ma vuole esaltarla come concreto gesto di pace che oggi va invocata e chiesta urlando.
La nostra azione vuole proporre la nonviolenza come arma per la pacificazione. Lo diceva anche Gandhi:”La nonviolenza è la più grande forza a disposizione del genere umano. Più potente della più potente arma di distruzione che il genere umano possa concepire”. I nostri corpi insieme a quelli di tanti ucraini ed europei in marcia verso Kiev e poi a Leopoli, Kharkiv, Černivci vogliono essere un’arma di costruzione di massa: “More arms for hugs, no more war, we Mean it - Più braccia per gli abbracci, niente più guerra, lo vogliamo sul serio”.
Il 9 maggio 1950 Robert Schuman, allora ministro degli esteri francese, nella nascente Europa post bellica, disse. “La pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi proporzionali ai pericoli che la minacciano”. Un invito quanto mai attuale. Per questo la nostra non vuole essere un’iniziativa simbolica, ma di massa, pur in un contesto che imporrà una presenza diluita nel tempo e nello spazio. Un’iniziativa di massa di cui nessuno è proprietario ma che tutti contribuiscono a creare e sostenere;
Riteniamo che nel panorama politico internazionale l'Europa debba porsi come un attore più autonomo e deciso in grado, in quanto tale, di porre fine al conflitto e che la mobilitazione delle società civili europee sia decisiva per mettere in primo piano questa rivendicazione;
Riteniamo in particolare che non sia casuale che questo movimento europeo nasca da una iniziativa italiana. Infatti, dalla nostra storia ed elaborazione politica possiamo attingere due idee oggi più attuali che mai relative alla Gestione Creativa delle divergenze e dei conflitti. La prima è la stesura della nostra Costituzione nella quale posizioni politiche opposte hanno dialogato e sono giunte a dichiarare il ripudio della guerra come strumento di soluzione dei conflitti fra stati. La seconda è la proposta dei Corpi Civili di Pace avanzata da Alex Langer nel 1994 al Parlamento europeo come dispositivo d'intervento nelle zone di conflitto in grado d'impedire l'escalation e ricostruire tessuti di cooperazione. L’Italia e l’Europa debbono con forza e decisione rilanciare l’esistenza dei Corpi civili di pace. Lo chiederemo dall’Ucraina.
Per ripensare la pace dobbiamo oggi ripensare l'Europa. Per questo la nostra iniziativa si svolge l’11 luglio. Una data significativa per due ricorrenze. È il giorno di San Benedetto patrono d’Europa. Come disse Paolo VI quando lo proclamò patrono, Benedetto seppe infondere “unità spirituale in Europa in forza della quale popoli divisi sul piano linguistico, etnico e culturale avvertirono di costituire un unico popolo”. Ma l’11 luglio è anche l’anniversario di Srebrenica, il peggior massacro in Europa dopo la fine della Seconda guerra mondiale, avvenuto tra l’11 e il 19 luglio del 1995, quando le forze serbe di Bosnia massacrano 8.000 ragazzi e uomini musulmani sotto gli occhi dell’Onu e dell’Europa. L’11 luglio è data quindi di un fallimento storico e di una tenace speranza.
Pensare la pace, oggi, significa prima di tutto avere un’idea di futuro desiderabile per umanità contro i tanti futuri distopici a cui narrazioni e rappresentazioni ci preparano da decenni. Mettere in atto nuove forme e nuove tecniche del dialogo non ha nulla a che vedere con la rappresentazione di pacifisti e nonviolenti come anime belle intente “a giocare alla pace” o a dichiararsi “neutralisti” mentre gli ucraini sono costretti a far volare i missili anticarro. Pensare la pace vuol dire prepararla con un'Europa dei cittadini, come diceva Altiero Spinelli, un’Europa dei popoli e non dei nazionalismi, come diceva Giorgio La Pira. È ora per noi di salire sulle spalle dei giganti.

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By submitting the registration form you are aware that this is a Nonviolent Action aimed at organising evacuations to Ukrainian territories that are active war scenarios;
you release the organizers of the Movement from any liability for material and immaterial damage that may affect your person in connection with your participation in the Nonviolent Action;
you declare that you are in your right mind;
you declare that you are not in any condition of restriction of your personal liberty in the execution of a sentence on European territory; you accept the privacy policy; you are aware that under no circumstances shall the Italian state or the EU be involved in acting as a military defence in response to any aggression that may be directed against the participants in the Nonviolent Action during the Movement

 

The march will take place on 11th July 2022.
Submit the form only if you’re available on that date.
Details about the travel from Poland to Ukraine will be disclosed closer to the date..

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We go to Kiev because we have decided not to consent to war as an event and as a totalitarian thought which, like a poison, pollutes heads and hearts. War feeds the friend/enemy, good/bad, unguarded/weaponed binary framework that gradually designs a world without meeting point for examination. We have decided to leave this program and this logic in search of thoughts and relationships in which an understanding is at least desirable.
Ukraine is neither the stage for our modelling nor for our opinions. We don't go to Ukraine to say we are good and peaceful. We go to be next to the Ukrainians who have been attacked and martyred for many, too many, weeks. We are there to embrace them and bear witness to their pain.
Our action does not come from above but is prepared, shared, discussed, with Ukrainian civil society and its organisations and institutions. We are with them and beside them to ask for the silence of weapons, the withdrawal of the aggressor and to offer a concrete hand to the most fragile and to minors.
Our action is also inspired and shared by many organisations in Italy and throughout Europe (starting with those in neighbouring countries) which for over 100 days have welcomed and helped Ukrainian refugees and internally displaced people, millions and millions of people, women, children and elderly. Our action does not replace theirs but wants to highlight it as a concrete gesture of peace that today must be recognised and acknowledged.
Our action wants to propose nonviolence as a weapon for pacification. Gandhi also said: “Non-violence is the greatest force at the disposal of mankind. It is mightier than the mightiest weapon of destruction devised by the ingenuity of man.” Our bodies along with those of many Ukrainians and Europeans marching towards Kiev and then in Lviv, Kharkiv, Černivci is our weapon of mass construction. More arms for hugs, no more war, we Mean it.
French foreign minister Robert Schuman, in nascent post-war Europe, said. "World peace can only be safeguarded with creative efforts proportional to the dangers that threaten it". A very topical invitation. Therefore far from a symbolic gesture, we propose our solid presence, in situ, in real time, in truth and in so doing disarming propaganda - the most pervasive of all weapons. A mass initiative of which no one is the owner but which everyone contributes to create and sustain.
We believe that in the international political arena Europe must act as a more autonomous and decisive character capable of ending this conflict, and that this mobilisation of European civil societies is resolute in putting that principle in the foreground.
We believe in particular that it is no coincidence that this European movement was born from an Italian initiative. Embedded in our Italian history and political discourse two particular ideas are more relevant today than ever, relating to the Creative Management of differences and conflicts: the drafting of our Constitution in which opposing political parties discussed and declared the repudiation of war as an instrument for the solution of conflicts between states, and the proposal of the Civil Peace Corps advanced by Alex Langer in 1994 to the European Parliament as an intervention device in conflict zones capable of preventing escalation and rebuilding cooperation. Italy and Europe must forcefully and decisively revive the existence of the Civil Peace Corps. We will be demanding this from the Ukrainian stage.
Today to rethink peace, we must rethink Europe. This is why our initiative takes place on 11 July, a significant date for two anniversaries. It is the day of St. Benedict patron of Europe who, as Paul VI said proclaiming him patron, "knew how to instil spiritual unity in Europe by virtue of which peoples divided on a linguistic, ethnic and cultural level felt they were constituting a single people". But July 11 is also the anniversary of the worst massacre in Europe since the end of World War II, which took place in Srebreica, between July 11 and July 19, 1995, when Serbian forces in Bosnia massacred 8,000 Muslim boys and men under the eyes of the UN and Europe. July 11th is therefore the date of historical failure and hope.
Thinking about peace today means first of all having an idea of a desirable future for humankind against the many dystopian futures that moviemaking has been preparing us for, for decades. Putting in place new forms and techniques of dialogue has nothing to do with an image of pacifists and the nonviolent as beautiful souls intent on "playing at peace" or declaring themselves "neutralists" while Ukrainians are forced to fly anti-tank missiles. Thinking peace means preparing it through a Europe of citizens as Altiero Spinelli said, a Europe of peoples and not of nationalisms, as Giorgio La PIra said. It is time for us to stand on the shoulders of the giants.